Happy Christmas Horror Christmas

bimbinatalepianto
Listen: Sound of Silence, Simon&Garfunkel

Sui vetri delle finestre si stagliano grandi fiocchi di neve ritagliati nella carta, mentre stelle di polistirolo con un tappo di plastica al posto del naso e bottoni per occhi, pendono dai telai delle porte. Alberelli di cartone con un tronco di sughero di Terre del Barolo, sono sparsi a segnare i posti, mentre nell’angolo un abete vero è decorato da palline di cartone dipinte una ad una dai Pollock in fasce.
In questo tripudio di atmosfera natalizia, angelici bimbi con il capo circondato da coroncine argentate cantano, inventando le parole di quella che una volte per me era solo la colonna sonora della pubblicità Bauli. Inventano parole incomprensibili esattamente come faccio io con i testi in inglese. Tale madre tale figlio, penso.
I piccoli cantanti con il viso timido e la testa ciondolante hanno degli zero ai tre anni, e sono i protagonisti indiscussi di questo pomeriggio speciale. Sorridono mesti, compiaciuti e intimiditi da tutte quelle attenzioni, ai genitori che costretti dentro piccole sedie rosse li guardano emozionati ed adoranti.
L’applauso finale restituisce ogni bambino alla sua mamma o al suo papà, prima della “grande” sorpresa. Prima della fine dell’idillio.
Babbo Natale con la sua barba posticcia e la pancia che ad ogni passo scende inesorabile verso le ginocchia entra in classe, trascinando con se un sacco idealmente pieno di regali.
I genitori si illuminano, spalancano gli occhi e rumoreggiano “Ohhhhh, hai visto?! C’è Babbo Nataleeee!”, mentre le braccia dei bambini si stingono al collo di chi li tiene in braccio o afferrano le gambe in piedi.
Il vecchietto di Rovaniemi si siede per terra, pronto a distribuire dolcezze in cambio di un bacio.
Al suo segnale si scatena l’inferno.
Gli adulti iniziano a scalpitare. La loro parte fanciulla, che vorrebbe continuare a credere a Babbo Natale, si fa prepotente in cerca di una via d’uscita. Inconsciamente allontanano da loro le piccole creature, spingendole verso quell’uomo sconosciuto e canuto; di rimando i piccoli iniziano a piangere, scuotono la testa e si aggrappano con più forza. “Amore ma è Babbo Natale! Vai a dargli un bacio, non succede nulla, è tanto buono. Ti porta i regali.” Ma loro non vogliono saperne di abbandonare quel porto sicuro, ed è compito della mamma/papà alzarsi con il piccolo koala attaccato al corpo, alla volta di Babbo Natale, continuando a recitare la litania di consolazione e convincimento.
Io in tutto questo, godo di una posizione privilegiata, sono proprio seduta accanto a Babbo Natale. Z. si stringe forte le mie braccia intorno al corpo mentre lo fissa stupito e duffidente, mentre guarda quei bambini urlanti, portati con forza in una processione tutt’altro che necessaria. Osserva le facce rosse dallo sforzo, occhi gonfi di lacrime e di paura, il corpo teso, rigido. L’antitesi della felicità.
Anche io guardo sgomenta le vittime di quella piccola violenza e penso che sia profondamente ingiusto che le loro paure non vengano rispettate, che la smania di vederli crescere, di farli grandi, minimizzi così i loro timori. Sono terrorizzati da quella persona di cui ancora non capiscono bene il senso, arrivata volando da chissà dove, ma soprattutto sono spiazzati e increduli dall’insistenza dei genitori, dal fatto che non si curino dei pianti e li spingano a baciarlo, abbracciarlo. Urlano quei piccoli uomini e quelle piccole donne, si raggomitolano sul petto delle loro mamme, nascondono il viso nei maglioni nell’intento di sparire, mentre mani forti cercano di staccarli, di metterli a terra, di appoggiarli su quelle gambe di velluto rosso.
Noi rimaniamo interdetti all’angolo, composti sulla nostra seggiolina rossa, spettatori di quella privazione dei diritti fondamentali. Mentre abbraccio Z. e appoggio il mento alla sua piccola spalla, immagino quei genitori in un ipotetico girone dell’inferno dantesco, in rigorosa fila, puntellati da forconi e obbligati ad andare al cospetto di dentisti armati di pinze insanguinate e di spietati esattori di Equitalia dal ghigno malefico.
Giustizia è fatta. Ad ognuno è servita la propria ed esclusiva magia del Natale.

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